Seconda domenica di Quaresima (13 marzo 2022)

Quale bellezza salverà il mondo? La bellezza dell’amore che condivide il dolore (Lc 9, 28 – 36).

La trasfigurazione. Luca pensa a un’esperienza personale di Gesù che, nel corso di una preghiera ardente e trasformante, è illuminato dal cielo sulla “partenza” “esodo”, cioè la morte che egli deve compiere a Gerusalemme. Palamas parla di “luce increata”, frutto delle energie di Dio. La luce increata che avvolgeva il corpo di Cristo. Luce che per i monaci athoniti, dopo il raggiungimento della preghiera pura, era possibile anche per l’uomo vederla. Penso a mia madre che una sera buia di un 22 marzo mi diceva di tenere alzate le tapparelle perché vedeva la luce entrare e che dopo qualche ora era morta. Bellezza per l’ uomo è intensità sacrale che può scaturire solo da una profondità etica in cui grazia e moralità restano sempre indisgiungibili, ma la cui congiunzione almeno in questo mondo appare ogni volta misteriosa e irrealizzabile. Bellezza é il nome. che si dà all’ inequivocabile manifestarsi del bene. Un insieme di qualità che non hanno necessariamente a che fare con la forma armonica, perfetta e intatta. Quando piuttosto i tratti della irremovibilità con cui la bontà custodisce la propria perseverante giustizia a costo di tutto. Anche di perdere la perfezione della forma. Penso al viso di una suora di carità, da me conosciuta ad Asti, che distribuisce il pasto ai poveri. È il bello del bene. Bellezza che talvolta non si cura di apparire anche brutta, se questa resta segno della propria tenacia.

Monsignor Armando Theodoro Corino

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