Terza domenica di Quaresima (20 marzo 2022)

Si presentarono alcuni che gli annunciarono che cosa era accaduto di certi Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. Rispose: pensate che questi Galilei, per aver subito questa sorte, fossero più peccatori di tutti gli altri Galilei? No, vi dico, ma se non vi convertire, perirete tutti egualmente. E quei diciotto sui quali è caduta la torre di Siloe uccidendoli, pensate che fossero più colpevoli di tutti gli altri abitanti di Gerusalemme? No vi dico, ma se non vi convertirete perirete tutti egualmente (Lc, 13, 1 – 5). Proprio il sereno Vangelo di Luca è l’unico a riportare questo duro passo, in cui il Messia, di fronte alla notizia dei devoti Galilei scannati dai Goim mentre si recavano a offrire sacrifici, non ha una parola di pietà per i loro morti mentre obbedivano alla legge, né una parola di condanna per gli uccisori, e dà invece una sconcertante risposta all’eterna domanda del cuore ebraico: perchè il dolore colpisce? I Galilei trapassati dalle spade dei Pagani e gli abitanti di Gerusalemme schiacciati dalla torre crollata non muoiono così atrocemente perché siano più colpevoli degli altri. Le loro sofferenze non servono neppure, come quelle del cieco del Vangelo di Giovanni, perchè sia manifestata la potenza salvifica di Dio (Gv, 9, 3), né rivelano un significato espiatorio. La loro morte è un segno, un gesto profetico: tutti periranno come loro nel giudizio che Dio sta per fare (il nome della torre, Siloe, significa missus, mittens e nel Vangelo di Giovanni indica simbolicamente il Messia stesso (Giovanni., 9, 7). I soldati di Pilato e le pietre della torre non sanno chi uccidono, non distinguono i bambini dagli adulti, non misurano le colpe, uccidono e basta: così dinnanzi alla misura ormai colma del peccato Dio non cerca più il colpevole, ma il popolo intero, se non invocherà il regno, perirà tutto insieme.

Monsignor Armando Theodoro Corino

8Rosario Ferrara, Christian Nicolas e altri 6

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